sabato 19 dicembre 2009

Fini premier di un governo di emergenza, Berlusconi costretto a lasciare (con la regia di Quirinale e parte del PDL)


In una lettera a Massimo D'Alema, Francesco Cossiga non nasconde lo stupore per le parole pronunciate dal presidente di Italianieuropei nell'intervista di ieri al Corriere della Sera. «Mi ha meravigliato leggere che tu riterresti che Silvio Berlusconi potrebbe continuare a governare da presidente del Consiglio dei ministri ancorchè venisse condannato in uno dei processi cui è sottoposto, ad esempio quello che lo vede imputato per corruzione di testimone nel così detto processo Mills. La tua affermazione è assurda», sottolinea il presidente emerito della Repubblica che spiega: se il premier sarà condannato il capo dello Stato «otterrà senza dubbio le sue dimissioni».

Peraltro, sottolinea Cossiga, «l'attivismo» di Fini «non può avere altro significato che quello di porre fin d'ora la sua candidatura alla presidenza di un governo istituzionale che segua ad un impedimento di Berlusconi» ad esercitare il proprio mandato. L'opinione pubblica italiana - ricorda Cossiga - già è mal disposta, a motivo di una larga concezione severa della responsabilità propria di una certa cultura cattolica e di quella sua particolare e certo autorevole corrente di pensiero 'cattolica giacobina', ad accettare la presunzione d'innocenza neanche fino al primo grado di giudizio, immaginiamoci fino al terzo e peggio ancora davanti ad una condanna definitiva».

«Non penso - insiste - conoscendo la tua onestà intellettuale, che tu pensi che, affermandosi questa regola che tu enunci, il governo possa essere tenuto sotto costante pressione morale e politica: la paralisi dell'esecutivo -avverte Cossiga - sarebbe di grave danno al Paese. Certo, sembra strano che un governo espressione diretta, anche se in virtù di leggi che hanno forzato il regime parlamentare voluto dalla Costituzione, del popolo sovrano ma che comunque sarebbe pur sempre espressione del Parlamento che è il sovrano legale dello Stato, venga rovesciato dall'atto di un impiegato dello Stato che è investito delle sue funzioni non per un mandato direttamente o indirettamente democratico, ma per un pubblico concorso che è per lo più una forma di cooptazione familiare, amicale o di casta.

Il costituente ben l'aveva compreso e per questo aveva introdotto, soprattutto per volontà della sinistra, l'istituto dell'inviolabilità parlamentare. Mio caro amico - scrive ancora Cossiga a D'Alema - io penso che il tuo sia un pensiero solitario. Per altro l'attivismo del presidente della Camera dei Deputati non può avere altro significato che quello di porre fin d'ora la sua candidatura alla presidenza di un governo istituzionale che segua ad un impedimento di Berlusconi a continuare a esercitare il suo mandato (e l'ipotesi di una causa fisica, dopo le speranze di molti pur coperte da un salutare velo di ipocrisia... non sembra più d'attualità), ad esempio a causa di una condanna: e poichè l'amico Fini non è nè un imprudente nè uno sprovveduto deve aver avuto assicurazioni dall'interno del Pdl, dal Quirinale e
dall'opposizione».

«Se Silvio Berlusconi sarà, come certo lo sarà, condannato nel processo Mills, sempre che la maggioranza riesca a far passare il processo breve, esso non troverà mai applicazione perchè dopo la pronuncia del Consiglio Superiore della Magistratura, il Capo dello Stato lo rinvierà certamente al Parlamento e in caso di riapprovazione sarà la Corte Costituzionale che inevitabilmente lo dichiarerà non conforme alla Costituzione. Io credo che, data la costituzione materiale che destra e sinistra hanno voluto surrettiziamente instaurare, se Berlusconi sarà condannato o sarà anche solo iscritto nel registro degli indagati (e la sinistra in senso lato: stampa, gruppi di potere, populismo radicale è in grado di ottenerlo) per le stragi del 1992 e del 1993, il Capo dello Stato otterrà certamente le dimissioni di Berlusconi, anche perchè -sottolinea Cossiga - la sinistra potrebbe ottenere questo risultato minacciando un Aventino. È un pasticcio; ma dobbiamo ormai ammettere che di fatto la sovranità è esercitata in concorso con il popolo e per esso dal Parlamento, dalla magistratura, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dall'Associazione Nazionale Magistrati dal Capo dello Stato e dalla Corte Costituzionale che nella evoluzione impressa imprudentemente alla Costituzione sono tutti diventati organi o soggetti politici. Quindi, caro Massimo -conclude Cossiga - buona prossima campagna elettorale».

Il lodo D'Alema



di Luca Telese

"Se per evitare il processo di Berlusconi devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini".
L’ultimo pasticcio ad personam, ieri in Parlamento, era annunciato dalle parole di Massimo D’Alema al Corriere della Sera: "Se per evitare il processo di Berlusconi devono liberare centinaia di imputati di gravi reati è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza del cittadini".

Montecitorio express. Detto fatto. Nel giorno in cui il "legittimo impedimento", viene calendarizzato alla Camera (si voterà il 25 gennaio) e passa con il voto favorevole di Udc e Pdl, il Pd torna di nuovo in fibrillazione. Uno dei suoi leader più importanti apre clamorosamente la porta alla possibilità di un accordo; il capogruppo alla Camera Dario Franceschini invece dà disposizione di votare contro. Walter Veltroni si trincera dietro un sorridente "no comment", diversi dirigenti allargano le braccia e sospirano: "E’ il male minore". Ponte tibetano. Ma per capire cosa stia accadendo bisogna partire dall’uomo del giorno.

Nel Transatlantico di Montecitorio, ieri, era senza dubbio Michele Vietti. Barba curata sale e pepe, montatura trasparente, eleganza sabauda, preparazione da fine giurista. Perché ieri era così importante Vietti? E’ l’uomo che ha tirato fuori dal cilindro la "propostina" di legge in due articoli su cui – con qualche intervento del pidiellino Enrico Costa di cui parleremo poi – che l’aula discuterà. E’ lo stesso Vietti a spiegare di cosa si tratti: "Ha presente i ponti tibetani? Sono stretti e ballerini, ma sono l’unico modo per attraversare i burroni fra le vette". Il che tradotto in termini più prosaici suona così: "La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano.

Così – ammette Vietti – una legge ordinaria che fermi i processi non è più possibile...". E allora? "Serve una legge costituzionale . Ma nel frattempo cosa si fa?". La soluzione l’ha trovata il deputato piemontese: "In fondo è un uovo di colombo. Un testo-ponte, per l’appunto, che dichiarandolo apertamente, costruisce una moratoria di 18 mesi che permetta al premier di svolgere serenamente le sue funzioni, e al Parlamento di fare, nel frattempo, una legge costituzionale". E come si fa? "Con il legittimo impedimento a comparire davanti a un tribunale". Ricordi a Vietti che qualcuno, come Onida, ha detto che sarebbe incostizionale. Vietti sospira: "Penso di no. Ma in ogni caso, la soluzione politica ci sarebbe comunque. Perché prima che il testo possa essere bocciato dalla Corte, si avrebbe in ogni caso il tempo di fare una legge costituzionale". Un regalo a Berlusconi? Vietti precisa che c’è una condizione: "Noi siamo pronti a votarla, ma solo in cambio del ritiro della norma sul processo breve".

La posizione del Pd. E il Pd? il deputato dell’Udc spiega: "Noi questa bozza l’avevamo fatta vedere a Violante che non ha fatto obiezioni. D’Alema la sua parte l’ha fatta. Io spero che possa convergere". Ma il capogruppo, Dario Franceschini è di avviso opposto: "Come andrà a finire? Che se la legge è questa se la votano da soli. Noi non intendiamo sostenerla". Questa posizione di Franceschini è stata decisiva nel voto contrario del Pd (anche se era sulla calendarizzazione) in commissione Giustizia.

"Cistizzare". Ma qualche dubbio c’è. A spiegarlo è un deputato non sospetto di filoberlusconismo come Pierluigi Castagnetti: "Forse è meglio cistizzare il problema e lasciare che questa cosa passi...". In che senso? Ritorna l’argomentazione di D’Alema: "Quando hai una cisti che ti fa male, meglio circoscrivere il problema e tagliarla via". E quindi? "Non è preferibile alla fine – ipotizza con tono amaro Castagnetti – che facciano una leggina ad personam, piuttosto che sfascino tutto l’ordinamento giuridico con il processo breve?". E’ interessante chiederlo a Walter Veltroni. Lo incrocio davanti all’aula e glielo chiedo. Sorride e alza le mani: "Non faccio dichiarazioni". E’ il tema del giorno, azzardo: "Non le faccio in ogni caso", spiega.

La posizione di Bersani. Meno chiara la posizione di Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato: "D’Alema – spiega a Repubblica Tv – dice una cosa di buon senso: le leggi ad personam hanno normalmente scassato l’ordinamento. Vogliamo pensare alla Cirielli? O alla Cirami? Nel foro interno di chiunque si aggira – aggiunge la Finocchiaro – l’idea di una legge che non scassi l’ordinamento" . Intende dire che una leggina ad personam sarebbe meglio di una legge Ad personam? Mistero. Pier Luigi Bersani dichiara: "La considerazione di D’Alema è ovvia perché il processo breve è un’amnistia per i colletti bianchi e quindi aggiunge gravità a una legge ad personam. Detto ciò noi siamo contrari a votare adesso il legittimo impedimento". Legge o leggina, quando arriverà porterà qualche problema. Viene in mente Churchill sulla pace di Monaco: "Potevamo scegliere fra il disonore e la guerra. Abbiamo scelto il disonore. E abbiamo avuto la guerra".